Urupia, un’avventura reale in un Salento da sogno

 

di Giorgia Maria Pagliaro

 

Il Salento, per quanto si narra in leggende, fiabe e canzoni, è una terra affascinante, sia per il suo paesaggio a metà tra le distese boschive e il mare ventoso del Mar Ionio, sia per le sue note tradizioni popolari, che risalgono alla cultura antropologica legata a riti e danze quali la famosa “Pizzica”, la cui origine è da far risalire al morso della “Tarantola” e all’arte di ballare per esorcizzare il dolore e gli spasimi successivi alla puntura. Una terra che ha visto e vede fiorire ogni giorno numerosi artisti, da Vinicio Capossela, a  Caparezza, di Sud Sound System fino a Mama Marjas e nella quale realtà insospettabili fioriscono tra trulli ed ulivi. Una di queste, delle quali è opportuno raccontare qualcosa, si trova in un’area di quasi 30 ettari nei pressi di San Marzano, in provincia di Taranto. Il suo nome è Urupia. Questo nome, nato dalla fusione dal libertario termine “utopia” e “uru”, ovvero il folletto dei boschi nella mitologia salentina, significa anche più propriamente  “marachella dell’uru” e simboleggia l’idea di una decina di amici che, nel lontano 1995, una volta completati gli studi universitari, hanno deciso, contrariamente a ogni normale aspettativa sociale, di costituire una Comune nel Salento in società con alcuni amici scesi in Italia da Berlino, acquistando un terreno molto vasto comprendente un’antica masseria. Dopo qualche anno di lavoro nei campi e a livello di ristrutturazione, è nata Urupia, una realtà libertaria in cui la produzione di olio e vino su larga scala sono alla base del sostentamento economico di chi, in maniera libera, ha deciso di abitarla, dedicando la propria vita a un diretto approccio con la terra e con la convivenza umana. La realtà ospita infatti numerosi amici e visitatori da tutto il mondo, che si recano curiosi in Puglia per sperimentare la vita all’aria aperta in un’azienda agricola tra le prime nel Sud Italia ad aver adottato sistemi innovativi di energia e sviluppo rinnovabile, come i pannelli solari, la fitodepurazione, il compostaggio. Ma la vita, ad Urupia, è ben più articolata: oltre alle comunarde e ai comunardi fondatori, la percentuale minima di componenti giornalieri è di almeno 30, 40 persone, tra amici, soci, visitatori, giovani in campeggio con la scuola, ed è per questo che in un’assemblea di scadenza settimanale si distribuiscono abitualmente i turni in cucina, al lavoro nei campi, in cantina o nell’orto, così da rendere partecipi tutti e da garantire il sostegno necessario.  La realtà, impegnata attivamente a livello politico e sociale sin dalla sua nascita, ha partecipato, anni fa, al presidio contro l’inquinamento causato dalle fabbriche di Taranto e dintorni, così come organizza, durante tutto l’anno iniziative che omaggino le più grandi figure del pensiero libertario mondiale, nonché fattorie didattiche per le scuole dei dintorni, mense sociali. I due appuntamenti più interessanti sono il compleanno della Comune, che si svolge ogni anno nel mese di Maggio, e la festa dell’uva, che si svolge invece ad Ottobre; entrambe le ricorrenze vedono partecipi varie band folkloristiche locali, grazie alla cui musica è spesso possibile danzare la pizzica e promuovono la vendita dell’olio, del vino, delle friselle, dei biscotti e della pizza al forno a legna prodotti nell’azienda. Al di là di ciò, visitare Urupia costituisce una forma di arricchimento culturale e sociale non ugualmente raggiungibile attraverso una vita ordinaria nei contesti urbani, in cui le forme umane più creative e dallo spirito “into the wild” vivono spesso ai margini di un sistema che fonda ogni forma di azione sulla routine del pubblico impiego, del traffico e delle tabelle di marcia. Vivere i ritmi lenti e meditativi della campagna, in un luogo baciato dal sole e a breve distanza  da località marittime bellissime come Torre Ovo e Gallipoli, così come degustare vini e prodotti biologici certificati, praticare le lingue e le curiosità culturali con turisti e ospiti stranieri, può forse permettere un’evasione dalla normalità non più attraverso la visione di un film, ma attraverso l’incontro con situazioni e persone che solo Tomas More e pochi altri scrittori hanno saputo sognare… sperando che un giorno esistessero.

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